IMMAGINI
CERCATORI DI BELLEZZA

UNO SGUARDO NUOVO
per vedere anche quello che non chiede di essere visto

In un'intervista Luigi Ghirri diceva:
"Il mio desiderio è sempre stato quello di lavorare con la fotografia a 360 gradi... credo di aver appreso dall'arte concettuale la possibilità di partire dalle cose più semplici, dall'ovvio, per rivederle sotto un'altra luce."


"Non è un caso che Luigi e Paola avessero chiamato "Infinito" lo studio che gestiva le loro attività. Indicava la scelta di Ghirri di usare spesso l’obiettivo all’infinito per fare fotografie. Lo faceva per allargare lo spazio dell’immagine, e andare a scovare con lo sguardo le cose che si perdono all’orizzonte.
Ma c’era pure l’idea che le immagini non dovessero cercare un effetto facile, immediato, e favorissero invece una lettura più lenta, un maggior tempo di riflessione che aiutasse a vedere oltre il visibile, o meglio, a vedere il pensiero che abita il visibile che si è voluto inquadrare.
Ed è per questo che le sue fotografie ci fanno entrare in uno spazio d’immaginazione e memoria, quasi all’opposto di quella poetica dell’istante, dell’attimo colto al volo, che per molti è l’essenza della fotografia stessa."
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La fotografia deve andare al di là degli intenti documentativi e illustrativi (definire o catalogare una certa realtà), c'è un concetto nuovo per cui il vero obiettivo della fotografia è costruire delle immagini che siano nuove possibilità di percezione.
Il tema deve essere "come io vedo", non quello "che vedo" con il coraggio di trovare una propria visione non standardizzata.


"Forse alla fine, gli oggetti, le cose o i volti incontrati per caso, aspettano semplicemente che qualcuno li guardi, li riconosca, e non li disprezzi relegandoli negli scaffali dello sterminato "supermarket dell'esterno"....
Aspettano forse nuove parole e nuove figure, perché quelle che conosciamo sono da troppo usurate, e perché molti non sono stati solo mutamenti del paesaggio, quando cambiamenti del vivere.
In tutto questo mi sembra di leggere, soprattutto, una sorta di stato di necessità affinché il paesaggio di cui parliamo, luogo del presente, si trasformi e non rimanga luogo di nessuna storia e di nessuna geografia."
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"La bellezza è qualcosa che tocca il mio cuore in profondità. E' un'idea personale. A volte, se vedo un oggetto abbandonato per strada, rotto o sporco, può darsi che lo consideri bello perché mi trasmette pensieri e sensazioni che provocano un'eco lontana, intensa, nella mia anima." (3)


Fare una bella immagine fotografando qualcosa che è già speciale in sé è facile e scontato.
Intorno a noi invece, in ogni momento, siamo circondati da persone, oggetti e luoghi praticamente invisibili agli occhi di tutti, la nostra fotografia ha il potere di darli a vedere, restituirgli una dignità.
La strada non è quella di dover stupire a tutti i costi con effetti speciali per fare qualcosa di nuovo.
Forse la Fotografia si fa arte quando il fotografo abbandona la presunzione di abbracciare il mondo, fare colpo sulla fantasia dello spettatore, e trova l'umiltà di chinarsi a fotografare anche quello che non chiede di essere fotografato.


"Per visione fotografica si cominciò a intendere la capacità di scoprire la bellezza in ciò che ognuno vede ma trascura, ritenendolo troppo banale. Si chiedeva ai fotografi di non limitarsi a vedere il mondo così come è, comprese le sue meraviglie già riconosciute: loro compito era suscitare interesse con nuove decisioni visive.
Da quando sono state inventate le macchine fotografiche, esiste nel mondo un particolare eroismo: l'eroismo della visione."
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"L'apoteosi della vita quotidiana e il tipo di bellezza che solo la macchina può rivelare, un angolo di realtà materiale che l'occhio non vede o non riesce normalmente a isolare...
I fotografi avevano scoperto che, quando riuscivano a rifilare maggiormente la realtà, comparivano forme splendide...
Quando venne ulteriormente violata la visibilità consueta, e si isolò l'oggetto dal suo contesto, rendendolo astratto, entrarono in vigore nuove convenzioni su ciò che si considera bello. Bello diviene ciò che l'occhio non può vedere (o non vede): quella visione frantumata e dislocata che solo la macchina può dare."
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"La pittura non aveva mai promesso così spudoratamente di rivelare la bellezza del mondo." (6)


"L'opinione di Stieglitz, Strand e Weston - secondo la quale le fotografie dovrebbero essere anzitutto belle (vale a dire perfettamente composte) - sembra oggi poco persuasiva, troppo insensibile alla verità del disordine: come sembra quasi pernicioso l'ottimismo sulla scienza e la tecnologia che sta alla base della concezione fotografica del Bauhaus. Le Weston, per quanto belle e ammirevoli, sono diventate per molti meno interessanti...
L'imperfezione tecnica viene oggi apprezzata proprio perché spezza la pacata equazione tra Natura e Bellezza. La natura è divenuta un soggetto di nostalgia e di sdegno più che un oggetto di contemplazione: lo sottolinea la distanza di gusto che separa sia i maestosi paesaggi di Ansel Adams (il più noto discepolo di Weston), sia l'ultimo importante corpus di fotografie nella tradizione del Bauhaus - The Anotomy of Nature (1965) di Andreas Feininger - dalle attuali immagini fotografiche della natura profanata. mondo."
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"Come questi ideali estetici formalisti sembrano, retrospettivamente, legati ad un certo clima storico, cioè all'ottimismo dell'epoca moderna, così il declino delle norme della purezza fotografica (rappresentata da Weston e dalla scuola del Bauhaus) ha coinciso con la delusione morale vissuta negli ultimi decenni.
Nell'attuale clima storico di disillusione è sempre più difficile trovare un senso nell'idea formalistica di una bellezza eterna. Hanno acquistato invece importanza determinante modelli di bellezza più cupi e più transeunti, ispirando una rivalutazione della fotografia del passato; e, in evidente rivolta contro il Bello, le più recenti generazioni di fotografi preferiscono mostrare il disordine e distillare un aneddoto, il più delle volte allarmante, anziché isolare una "forma semplificata>" (l'espressione è di Weston) alla lunga consolatoria.
Ma nonostante la finalità dichiarata... la fotografia continua ad abbellire, anzi, il suo trionfo più duraturo è stata la capacità di scoprire il bello nell'umile, nel banale, nel decrepito."
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"Inizialmente giudicati secondo le norme della pittura, che presuppone un progetto consapevole e l'eliminazione di tutto ciò che non è essenziale, si considerarono, sino a poco tempo fa, successi tipici della visione fotografica le opere di quel numero relativamente ristretto di fotografi che, attraverso sforzi e riflessioni, riuscivano a trascendere la meccanicità della macchina fotografica per soddisfare le norme dell'arte. Oggi invece è evidente che non esiste un contrasto intrinseco tra un uso meccanico o ingenuo della macchina e una bellezza formale di primissimo ordine, e neanche un tipo di fotografia nel quale non possa rivelarsi questa bellezza: un'istantanea funzionale e priva di pretese può essere visivamente interessante, eloquente e bella quanto le fotografie artistiche più acclamate. Questa democratizza dei criteri formali è il logico completamento della democratizzazione dell'idea di bellezza che la fotografia ha prodotto." (9)


La macchina fotografica può essere clemente, ma sa anche essere crudele. Questa sua crudeltà, però, produce soltanto un altro tipo di bellezza, secondo i dettami surrealisti che governano il gusto fotografico. (10)


"Contrariamente a quanto dicono le tesi umanistiche proposte per la fotografia, la capacità della macchina fotografica di trasformare la realtà in qualcosa di bello proviene dalla sua relativa debolezza come mezzo per trasmettere la verità." (11)

  1. ^ Giorgio Messori in AA.VV., Fin dive può arrivare l'infinito?, Milano, Skira, 2012
  2. ^ Luigi Ghirri, Per un'idea di paesaggio, 1986
  3. ^ Intervista a Kenro Izu pubblicata su "FotoCult" di gennaio 2012
  4. ^ Susan Sontag, Sulla fotografia, Torino, Einaudi, 1978, p.78
  5. ^ Ivi, p.79
  6. ^ Ivi, p.80
  7. ^ Ivi, p.89
  8. ^ Ivi, p.90
  9. ^ Ivi, p.91
  10. ^ Ivi, p.92
  11. ^ Ivi, p.98

Laddove non diversamente indicato i testi e le immagini sono di Marco Fantechi